Cantare come un angelo, suonare come un demonio

Di Tom MacIntosh

La cantante e autrice americana di blues Bonnie Raitt è diventata una superstar dopo aver pubblicato 10 album e non ha avuto un gran successo commerciale fino all’uscita di Nick of Time, vincitore di un Grammy nel 1989. Da quel disco in poi, attirò molte attenzioni che continuano ancora oggi. Ha accumulato un totale di 10 Grammy, ed entrò nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2000. Oltre a tanti altri riconoscimenti, nelle classifiche di Rolling Stone occupa il 50º posto dei "100 più grandi cantanti di tutti i tempi" e l’89º dei "100 migliori chitarristi di tutti i tempi”.  

È nata a Burbank, in California, nel 1949 in una famiglia di artisti: suo padre era la stella di Broadway John Raitt e sua madre era la pianista Marjorie Haydock. La sua prima chitarra le arrivòall'età di 12 anni e imparò a suonare bene lo slide con un collo di bottiglia, tanto da causare stupore. E poi c'è la sua voce: quasi uno strumento di per sé. Nel 1967 lasciò l'Università Radcliffe e si dedicò alla musica folk nei club di Boston. Attirò l'attenzione del famoso manager blues Dick Waterman e iniziò a suonare accanto a persone come Howlin’ Wolf, Sippie Wallace e Mississippi Fred McDowell.
 

Questa 'belva' dai capelli rossi, firmò con Warner Brothers e pubblicò il suo album di debutto, intitolato semplicemente Bonnie Raitt, nel 1971, ben accolto dai critici, ma con poca ripercussione commerciale. Lei stessa ammette che essere accettata nel mondo della musica, essendo donna, non è stato facile: le hanno sempre detto che non poteva suonare la chitarra né bere come un uomo... Qualcosa che la rendeva ancor più determinata a farlo. Nel 72 uscì con Give It Up, che unzionò meglio a livello commerciale, e conteneva materiale di Jackson Browne e Eric Kaz. A quell’epoca pubblicò un album all'anno, Takin’ My Time nel 73,
Streetlights nel ‘74, Homeplate nel ‘75, ma non ricevette molte attenzioni fino alla pubblicazione di Sweet Forgiveness nel ‘77 con la sua versione del classico di Del Shannon, Runaway.
 

Durante la sua lunga carriera, ha trovato il tempo di essere co-fondatrice e attivista di MUES (Musicians United for Secure Energy) e ha presentato diversi concerti di beneficenza per cause come quella de The Rhythm and Blues Foundation. All'inizio degli anni '80 attraversò un periodo oscuro nella sua carriera nonostante la sua prolifera produzione di dischi: non riuscì più ad arrivare al gran pubblico, ed entrò in una spirale di abuso di alcol e droghe. Fece alcuni pezzi con Prince, ma a causa del suo conflitto personale, non furono mai pubblicati. Nel 1986, lanciò Nine Lives e possiamo considerarlo senza dubbio il suo peggior lavoro. A quell’epoca Raitt era già nell’ombra, magra e ‘vinta’, ma poi successe qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la sua vita: iniziò a lavorare in coppia con il leggendario produttore Don Was, che aveva lavorato con Elton John, i Rolling Stones, Iggy Pop, Bob Dylan e Joe Cocker, solo per citare alcuni. Insieme lanciarono Nick of Time e, apriti cielo, l’album arrivò in cima alle classifiche negli Stati Uniti e portò con sé una manciata di Grammy. Disse "è stato il mio primo album da sobria". Le sue dipendenze si limitarono all’enorme devozione per la sua musica e la sua chitarra, che descrive con orgoglio "La mia Stratocaster marrone, con un body del '65 e un manico di qualche tempo dopo, un ibrido che mi costò 120 dollari alle 3 di mattina nel 1969. Non ha la vernice, e l'ho usata in tutti i concerti da quell'anno". Continua a dire che "suona come profuma pancetta". Tuttavia, forse il suo strumento migliore continua a essere la sua voce. È quella che ti fa venire la pelle d’oca con il suo tono così espressivo e commovente.
 
 

Anche l’uscita di Luck Of The Draw nel '91 fu un grande successo, rendendola ancora più ‘familiare’ grazie ai single
I Can’t Make You Love Me e Something to Talk About. Dopo quella gemma, pubblicò Longing in Their Hearts (‘94), Fundamental (‘98), Silver Lining (‘02) e Souls Alike (‘05) con la Capitol Records. Bonnie Raitt & Friends uscì un anno più tardi e include collaborazioni con Norah Jones in I Do not Want Anything to Change, Alison Krauss nella deliziosa You, mentre in Well Well Well appare Ben Harper, e in Love Letter, Keb' Mo'. È un disco favoloso, e uno di quelli da includere tra i tesori di qualsiasi collezionista. Negli anni successivi si prese tempo per affrontare la perdita di due delle persone a lei più vicine, suo fratello e il suo migliore amico.
 

È sempre stata molto attenta alle "questioni del cuore", dicendo che era l'impegno più difficile di tutti, specialmente perché è abituata a comandare; ha sposato l'attore Michael O'Keefe, con cui è rimasta solo 8 anni. Disse al rispetto: "Ciò che mi rende attraente, la fama, la ricchezza, a volte è un peso..."
  Ora, come icona internazionale, ha pubblicato il suo ventesimo album, Dig In Deep, nel 2017, ed è stata in tour per il Nord America, Singapore, Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito e Europa con più di 170 spettacoli. È stata la prima donna ad avere un modello signature di Fender: le piace il fatto che sia stata lei a rompere quel muro. Cosa che ci riporta al principio, quando dicevamo che il mondo della musica è una sfida per una donna.  

Bonnie Raitt è l'incarnazione di ciò che serve per essere creativi, avventurosi e coraggiosi dopo una carriera tanto lunga quanto gloriosa. Cantare come un angelo e suonare come un demonio è ciò che dà fascino e bellezza alla sua opera. In un'intervista, Dan Rather le chiese come avrebbe voluto essere ricordata e con le lacrime agli occhi rispose: "Voglio che mi ricordino come qualcuno che è sempre stato fedele a ciò che sentiva, alla mia coscienza, al mio gusto musicale, alla mia politica, alla mia rabbia, alla mia frustrazione, alla mia gioia...voglio essere ricordata come una donna confusa, onesta e terrena, che ha avuto una lunga carriera".
 

Bonnie è tutto questo e molto altro ancora.    

(Immagini: ©CordonPress)  

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