Il mago di Waukesha

Di Sergio Ariza

Se pronunciamo il nome di Lester William Polsfuss, nato il 9 giugno del 1915 a Waukesha, Wisconsin, e morto il 13 agosto del 2009 a New York, è probabile che non dica nulla a molta gente, ma se diciamo Les Paul, a milioni di fan della chitarra elettrica, queste due parole suoneranno a magia pura. È anche vero che, volendo dare un volto a questa magia, molti penseranno al giovane Clapton, a Jimmy Page, a Duane Allman, Peter Green, Mick Ronson, Neil Young o a Slash prima di pensare all’uomo che quel nome se lo portava addosso. Ed è una pena perché, oltre alla sua relazione con uno dei modelli mitici della storia della chitarra elettrica, era lui stesso un gran chitarrista e, cosa ancor più importante, uno dei maggiori inventori e artefici dell’evoluzione musicale del XXº secolo. È l’unica persona presente nella Rock And Roll Hall of Fame (insieme a Elvis, ai Beatles e a Jimi Hendrix) e allo stesso tempo nella National Inventors Hall of Fame (con Thomas Edison, Alexander Graham Bell e ai fratelli Wright).      

Mai nella storia un commento fu più infelice e incorretto di quello che il professore di musica del giovane Lester Polfuss disse a sua madre: “Suo figlio Lester non imparerà mai musica”. Non solo si sbagliava –il giovane Lester imparò e come- ma la musica così come la conosciamo oggi non sarebbe la stessa se non ci fosse stato per lui e per le sue invenzioni: fu un pioniere nello sviluppo della chitarra solid body e della registrazione multi-traccia, fra tante altre cose.
   

Les Paul fu musicista e inventore allo stesso tempo da sempre: a sette anni era già capace di smontare e rimontare radio e telefoni che trovava in casa. Le sue conoscenze tecniche e la sua perspicacia fecero in modo che mano a mano che apprendeva a suonare uno strumento, aggiungesse diverse cose di sua invenzione. A otto anni suonava già l’armonica, poco dopo iniziò a suonare il piano ma passò rapidamente alla chitarra. Per poter suonare i due strumento contemporaneamente, inventò un arnese per l’armonica che sarebbe stato poi reso popolare da Bob Dylan e Neil Young.
 

 

La sua carriera musicale da professionista iniziò a 13 anni, suonando musica country in locali della zona dal nome Red Hot Red: a quei tempi aveva già modificato la sua chitarra per amplificarla con pezzi di radio, telefoni e una puntina di un fonografo nella sua chitarra attaccata a un altro apparecchio radio. Nel 1934 si faceva chiamare Rubharb Red e si trasferì a Chicago dove avrebbe registrato i suoi primi dischi un paio d’anni dopo. Fu in quell’epoca che iniziò ad attuare come Les Paul (abbreviando il suo nome e usando il cognome che iniziò ad usare sua madre dopo il divorzio). Formò un trio con Jim Atkins (fratello maggiore di Chet) alla chitarra ritmica e con Ernie Newton al basso, dimenticandosi del country per continuare con il suo grande amore, il jazz. I suoi grandi idoli erano Louis Armstrong, Coleman Hawkins, Art Tatum e il magnifico Django Reinhardt, che fu la sua grande ispirazione quando si trattava di suonare.
     

Dopo essersi trasferito a New York, la sua carriera ricevette il primo grande impulso quando il suo trio venne contrattato per suonare ogni settimana in una radio, cosa che rese il suo nome e la sua musica abbatanza popolare alla fine degli anni ’30: suonò persino alla Casa Bianca per il presidente Franklin D. Roosevelt.
   

Fu proprio nella Grande Mela che iniziò a pensare a quella che fu la sua più grande invenzione. Paul non era per nulla contento delle chitarre elettriche degli anni ’30, così decise di creare i propri disegni. Il più famoso è noto come The Log, un blocco compatto di legno di pino di 4” per 4”, con due pickup e un manico Gibson. Con questo sistema riuscì a sistemare il problema dell’eco e, allo stesso tempo, ad allungare il sustain delle note. Visto che non sarebbe potuto salire su un palco con un pezzo di legno come quello, mise insieme altri due pezzi, uno ad ogni lato, per simulare il corpo di una Epiphone. Era appena nata una delle prime chitarre elettriche compatte. All’inizio degli anni ’40 decise di offrire la sua invenzione alla Gibson ma fu respinto: gli dissero che il suo ‘legno’ non era altra cosa che “una mazza di scopa con pickup”.    

Nel 1943 decise di trasferirsi con il suo trio a Los Angeles, dove avrebbe vissuto i migliori momenti della sua vita da musicista. Per uno che adorava il jazz come lui, il 2 luglio del 1944 rappresentò il momento che lui stesso considerò come ‘la cima della sua carriera’. Quel giorno Norman Granz lo chiamò per sostituire Oscar Moore nel concerto inaugurale dell’evento che fu poi conosciuto come Jazz at the Philharmonic, o JATP: una serie di concerti dove diverse star di quel genere musicale suonavano insieme. Quel giorno la formazione fu un autentico lusso, con gente come Illinois Jacquet al sax tenore, J.J. Johnson al trombone e Nat ‘King’ Cole al piano. La sua sintonia con quest’ultimo in pezzi come Blues Pt.2  o in Body and Soul, sfiorò la categoria di ‘mitica’, dimostrando che era un ottimo chitarrista, con o senza le sue invenzioni tecnologiche. Il dialogo musicale con Cole in Blues Pt.2 fece alzare la gente in piedi e da molti critici è stato considerato come un precursore del rock and roll che sarebbe arrivato nel decennio seguente. Pochi sapevano che quei due grandi improvvisatori sarebbero diventati due stelle del pop nel decennio seguente.
 

   

Ma oltre a regalargli il suo giorno più felice come musicista, Los Angeles lo mise in contatto con i musicisti più famosi del momento. In poco tempo stava già registrando insieme a Bing Crosby, in quel che fu un grande successo, It’s Been A Long Time, e con Judy Garland le incredibili armonie delle Andrews Sisters, che gli avrebbero dato l’idea per la musica con cui avrebbe dominato le liste degli inizi degli anni ’50.
    Ma prima di arrivare fin lì, dobbiamo tornare a parlare delle sue invenzioni. Alla fine degli anni ’40, tornò a immergersi nelle innovazioni tecnologiche e, come risultato, cambiò la forma di registrare negli anni a venire. Il suo amico Bing Crosby gli regalò un Ampex Model 200, uno dei primi magnetofoni a bobina aperta che si produsse su scala commerciale nel mondo e lo incoraggiò a crearsi uno studio tutto suo. Il chitarrista era già stato il primo a iniziare a sperimentare con le registrazioni multitraccia e nel 1947 aveva pubblicato per la Capitol la sua Lover (When You’re Near Me), una canzone in cui Les Paul suonava 8 parti diverse di chitarra: per riuscirci, si registrava su un disco e poi si registrava suonandoci sopra. Adesso, con l’Ampex, non era più necessario grazie al fatto che aveva sviluppato un sistema di registrazione su un nastro multi traccia, mettendo una testata di registrazione addizionale e un circuito extra in grado di registrare diverse tracce non sincronizzate e separate nello stesso nastro. L’invenzione fu incorporata dalla Ampex nei loro registratori da doppia e tripla traccia. Les Paul aveva cambiato la forma di registrare musica fino a quel momento, l’ingegnere e produttore adesso cercava la miglior acustica possibile per registrare i musicisti dal vivo. Con lui lo studio di registrazione si trasformava in uno strumento in più, aprendosi a ogni tipo di esperimento.      

Tutte le sue conoscenze le avrebbe messe nei dischi più famosi della sua carriera, quelli registrati con la sua seconda moglie, Mary Ford. Si erano conosciuti nel 1947 quando ancora si faceva chiamare Colleen Summers. Quello stesso anno iniziarono a suonare insieme e a fare innumerevoli concerti. Tutte quelle serate di musica dal vivo, servirono a Les Paul per perfezionare le canzoni stesse e convertirle in possibili successi. Quando pensava di avere un buon pezzo, andavano nello studio familiare a registrare: in diverse canzoni ci sono fino a 8 o 9 parti distinte di chitarra e altrettante di voci. In questo modo fece che la Ford suonasse come le Andrews Sister combinate in un’unica donna e stabilì in questo modo il suo stile, con improvvisazioni pulite, eleganti e rapide su canzoni pop dell’epoca. Fra le più ricordate troviamo vere e proprie gemme come How High The Moon, The World Is Waiting For The Sunrise o Vaya Con Dios. In totale, 22 canzoni arrivarono a essere disco d’oro.
     

Fu in pieno auge della sua popolarità commerciale quando la Gibson tornò ad avvicinarlo per fare in modo che aiutasse il loro disegnatore Ted McCarty a creare una chitarra elettrica in corpo solido. Molto si deve all’apparizione della Broadcaster di Leo Fender nel 1950 (il modello che sarebbe passato alla storia come Telecaster). Nel 1952 comparse la prima incarnazione della Gibson Les Paul, uno dei modelli di chitarra più iconici mai costruiti. Come parte del suo nuovo contratto, Paul accordò che non sarebbe mai più comparso in pubblico con una chitarra che non fosse Gibson. Il contratto fu rispettato e la chitarra iniziò a ricevere migliorie, come l’incorporazione degli humbucker nel 1958, molte delle quali su richiesta del proprio chitarrista. Ma nel 1960, dopo una caduta nelle vendite, dovuta principalmente alla concorrenza dell Fender Stratocaster, La Gibson decise di cambiare il disegno e di alleggerire la chitarra: i cambi non piacquero a Les Paul che chiese alla compagnia di non utilizzare il suo nome; fu così che la chitarra iniziò a denominarsi SG e la produzione della Les Paul cessò durante diversi anni, fino a ritornare sul mercato nel 1968. Ciò che successe in quegli anni e che permise il ritorno alla popolarità del modello ha molto a che vedere con la musica rock e soprattutto con il blues rock britannico. Nel 1965 Eric Clapton, il chitarrista più famoso del Regno Unito, decise di comprarsi una Les Paul Standard del 1960 e di usarla nella sua apparizione nell’album di debutto con John Mayall & The Bluesbreakers, il disco che sarebbe passato alla storia come Beano. Nel giro di due anni, la maggior parte dei guitar heroes britannici dell’epoca imbracciarono una Les Paul, gente come Jimmy Page, Paul Kossoff, Peter Green, Jeff Beck o Mick Taylor. L’unica rivale, in quanto a chitarra iconica della storia del rock, era ed è la Stratocaster.
   

   

Ma torniamo al nostro protagonista. Ironicamente, la musica che avrebbe dato la maggior gloria alla sua chitarra, fu quella che lo spinse fuori dalle liste dei dischi più venduti. L’arrivo del rock fece che poco a poco si allontanasse dal business. Agli inizi degli anni ’60 si separò da Mary Ford e nel 1965, lo stesso anno in cui Clapton iniziava il suo romanzo con il famoso modello di chitarra, si ritirava in sostanza dalla musica.      

Uscì dal suo ritiro unicamente negli anni ’70 per registrare un paio di dischi con un’altra leggenda delle sei corde, Chet Atkins, il fratello piccolo del suo compagno durante gli anni del Les Paul Trio: fu Les a regalargli la sua prima chitarra, una Archtop (ovviamente Gibson, come non poteva essere altrimenti). Les Paul continuò a suonare regolarmente nell’Iridium Jazz Club di Brodway fino alla sua morte, nel 2009.
     

Il suo nome sarà sempre relazionato con una chitarra, ma Les Paul fu molto più dell’uomo che diede il nome a quella chitarra. La sua eredità come musicista e come inventore è gigantesca e la sua importanza nella musica dell’ultimo secolo, è inarrivabile. Sua madre può stare tranquilla: non solo imparò musica, lasciò nella musica stessa la sua impronta indelebile.
               


(Immagini: ©CordonPress)

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